Sono ancora qui.
Nello stesso punto della piazza, tra la pietra antica di questo borgo, sotto lo sguardo severo e silenzioso della Pieve. È passato un anno da quando vi ho parlato l’ultima volta. Trecentosessantacinque giorni. Un tempo che per qualcuno è stato breve, per altri infinito. Un tempo che, qui, non passa mai senza lasciare tracce.

In questo anno ho visto il paese cambiare ancora.
Qualche passo in meno sui selciati, qualche finestra che resterà chiusa. Alcune persone che lo scorso anno attraversavano questi vicoli oggi non lo fanno più. Il loro passaggio si è interrotto, e il vuoto che hanno lasciato non si è certo riempito. Anzi, pesa di più. Perché ogni assenza nuova si somma alle altre, e il silenzio diventa più denso, quasi difficile da respirare.

Il tempo, a Raggiolo, non fa rumore.
Non arriva con strappi improvvisi. Scava piano, come l’acqua nella roccia. E a volte sembra avere un destino già scritto, ineluttabile. Come se tutto fosse destinato, prima o poi, a spegnersi.

Eppure non è così scontato.
Perché in questi stessi trecentosessantacinque giorni ho visto anche altro. Ho visto resistere. Ho visto persone che non si sono arrese a quell’idea di fine inevitabile. Persone che continuano a credere che questa comunità sia più forte di quello che appare, legata da connessioni che non si vedono, ma che tengono insieme tutto.

Queste persone credono anche in me.
Nel mio ruolo silenzioso, nella mia presenza immobile al centro della piazza. Credono che io sia un custode. Non solo di ciò che è stato, ma di ciò che può ancora essere.

E così, come ogni anno, mi hanno riportato qui e mi hanno vestito di luce.
Le hanno sistemate una a una, con la stessa cura che si riserva alle cose fragili e importanti. Quelle luci non servono a cancellare il buio. Qui il buio fa parte della vita. Servono a riempire il vuoto, a renderlo abitabile. A dire che, anche quando tutto sembra fermo, qualcosa continua a pulsare.

In questo anno, quei volontari hanno riempito il tempo con iniziative e presenza.
Hanno acceso fuochi, preparato tavoli, aperto spazi. Hanno portato il nome di Raggiolo oltre questi confini di pietra, ricordando a chi è lontano, e forse anche a chi è vicino, che questo non è solo un luogo da ricordare, ma un luogo da vivere.

Ho visto un’associazione continuare a fare ciò che sa fare meglio: tenere insieme.
Senza clamore, con fatica e costanza. Con quel coraggio silenzioso che non fa notizia, ma costruisce futuro.

Ho visto nuove energie affacciarsi piano.
Giovani che hanno iniziato a fare, quasi senza accorgersene. Cresciuti osservando e ascoltando, imparando che una comunità si rinnova anche con gesti semplici. Qui il senso di appartenenza non si proclama: si pratica. E quando passa di mano in mano, di generazione in generazione, significa che qualcosa resiste davvero.

Ora l’inverno è tornato.
È lungo, è duro, come solo qui sa essere. Il freddo stringe la piazza e il bosco osserva in silenzio. Ma io sono di nuovo illuminato. E ogni luce che porto addosso è una scelta: quella di non lasciare che il vuoto diventi definitivo.

Io resto.
Custodisco la memoria, anche quella che fa male. Custodisco anche il buio, perché senza buio non si riconosce la luce. Ma non posso farlo da solo.

Continuate a esserci.
Perché finché qualcuno avrà il coraggio di accendere una luce, anche piccola, Raggiolo non sarà solo un ricordo. Sarà una cosa viva. Un luogo che resiste. Un paese che, nonostante tutto, continua a guardare e credere al futuro.

Autore: Maurizio Zacchi (Redazione TuttoRaggiolo)

Link all’articolo del 2024 [CLICCA QUI]: Il custode di una memoria che non muore.


3 risposte a “Custodire il buio, accendere nuove luci”

  1. Avatar Ornella Rossi
    Ornella Rossi

    Un articolo che riempie il cuore che emoziona che ti fa sentire sempre più orgoglioso di far parte di questa piccola immensa e luminosa comunità .

    1. Avatar Redazione TuttoRaggiolo
      Redazione TuttoRaggiolo

      Grazie Ornella

  2. Avatar Bruna zacchi
    Bruna zacchi

    Belle parole sul mio raggiolo ma anche l’inverno passerà presto e il paese riprenderà a vivere le finestre si riapriranno e nel borgo si sentirà parlare

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *