La cultura in festa nell’estate di Raggiolo: due appuntamenti animano il borgo e un terzo ne porta la voce a fondo valle.

Anche quest’anno Raggiolo ha scelto di rappresentarsi attraverso la cultura, e il 12 agosto ne è stata la riprova: una giornata fitta di appuntamenti, in cui il borgo si è raccontato per immagini e parole.

Si è cominciato alle 17.30, con due eventi in contemporanea. Da un lato, l’inaugurazione della mostra L’Eco dei Maestri di Francesca Gambini, nella splendida cornice del Sepolcreto; dall’altro, a fondovalle, la presentazione del romanzo di Vincenzo Giarritiello, L’ombra del silenzio, nell’incantevole giardino del Museo Archeologico di Bibbiena. Poi, alle 21.00, il ritorno nel cuore del paese per la presentazione del libro di Paolo Schiatti, Elegia della marginalità, nell’area antistante il Sepolcreto, sotto un cielo stellato come solo a Raggiolo si può vedere. Tre momenti diversi, un unico filo conduttore: il modo in cui una comunità continua a riconoscersi in ciò che crea e in ciò che custodisce.

L’Eco dei Maestri

Alla Cappella del Sepolcreto, luogo simbolo della cultura di Raggiolo, si è aperta L’Eco dei Maestri, la mostra personale di Francesca Gambini, visitabile dal 12 al 19 agosto. Un percorso che intreccia copie d’autore, dal tardo Medioevo al Novecento, e opere originali, dove copiare i grandi non è imitare ma imparare, fino a farne materia di creazione personale. A fare da cornice, una cappella che custodisce già il proprio silenzio e che sembra fatta apposta per lasciar risuonare quelle voci lontane.

L’inaugurazione è stata un momento di grande partecipazione, con la comunità di Raggiolo stretta attorno all’artista e alle sue opere. Un’accoglienza che ha commosso la stessa Francesca Gambini: «È una grande emozione poter esporre nel paese di Raggiolo, e questa inaugurazione mi ha dato molta soddisfazione. Ringrazio sentitamente chi ha dedicato parte del proprio tempo per essere presente: vedere una partecipazione così fitta mi ha profondamente entusiasmato».

Dietro la riuscita della mostra c’è anche il sostegno concreto de La Brigata di Raggiolo, che per consentire l’allestimento ha affrontato un percorso autorizzativo tutt’altro che semplice, necessario a installare all’interno del Sepolcreto le attrezzature per appendere i quadri. Un impegno silenzioso ma decisivo, che ancora una volta conferma la cura con cui l’associazione mette a disposizione i luoghi del borgo perché la cultura possa abitarli.

L’ombra del silenzio

Il secondo momento ha visto Raggiolo scendere a fondo valle per raccontarsi altrove. Nell’incantevole giardino del Museo Archeologico del Casentino di Bibbiena, insieme alla relatrice Cristiana Vettori, Vincenzo Giarritiello ha presentato L’ombra del silenzio, il romanzo edito da Edizioni Helicon e ambientato proprio tra le case e i boschi del borgo. Qui la salita alla Croce del Pratomagno, nel solco della tradizionale Notturna, diventa scenario di rivelazione e rinascita: una camminata nel buio verso l’alba che nel racconto si fa passaggio e riscatto. Non a caso la copertina porta l’immagine della Croce, fotografata da Lorenzo Venturini.

A fare gli onori di casa è stato il sindaco di Bibbiena Filippo Vagnoli, che ha esaltato la matrice casentinese del romanzo, mentre la direttrice del Museo Caterina Zaru ha interloquito con l’autore, ponendo domande di grande interesse. Proprio in questo dialogo è emerso il rapporto quasi viscerale che lega Giarritiello a Raggiolo e al Casentino: pur non essendo originario di questi luoghi, l’autore ha raccontato di aver sempre avvertito un legame speciale, addirittura fisico, con questa terra. Un sentimento che si è riflesso nelle parole della serata: a incontro concluso, Giarritiello si è detto particolarmente inorgoglito dai complimenti dei casentinesi, che gli hanno riconosciuto di aver descritto «in maniera dettagliata e poetica» la loro terra.

Raggiolo. Elegia della marginalità

Alle 21.00 la comunità è tornata a stringersi nell’area antistante al Sepolcreto per la presentazione di Raggiolo. Elegia della marginalità, l’opera di Paolo Schiatti edita da Edizioni Helicon. Un volume che raccoglie pensieri e pagine dedicate al borgo, molte delle quali apparse in questi anni su TuttoRaggiolo sotto lo pseudonimo di Tancredi, e che nasce da un lungo rapporto dell’autore con questi luoghi: il vento, la neve, i castagneti e gli scorci del paese diventano occasioni per interrogarsi sull’identità di una comunità rimasta fedele a se stessa. Nella prefazione, Attilio Brilli definisce Raggiolo un paese capace di elevarsi a metafora universale.

A condurre la serata, arricchita dalla presenza del professor Maurizio Schoepflin, è stato Gianni Verdi. A renderne magica l’atmosfera hanno contribuito le letture dell’attrice Miriam Bardini, accompagnata alla chitarra da Daniele Rapisarda.

A testimoniare il valore dell’iniziativa, la presenza delle istituzioni del territorio: Emanuele Ceccherini, sindaco di Ortignano Raggiolo e presidente dell’Unione dei Comuni Montani del Casentino, e Andrea Rossi, direttore dell’Ecomuseo del Casentino, enti che hanno patrocinato il volume insieme alla Brigata.

Il senso profondo dell’incontro è stato sottolineato dal saluto del Presidente de La Brigata di Raggiolo, Franco Franceschini, che ha definito il volume un vero evento, nel significato originario del latino evenire: qualcosa che accade e lascia una traccia. Un testo intimo ed epico insieme, in cui la comunità non è il soggetto dichiarato eppure affiora in filigrana, quasi a chiedere quale paese abbia custodito nei secoli quel paesaggio e quella memoria. Ed è proprio qui che il libro incontra la storia della Brigata, di cui Schiatti è stato tra i fondatori e a lungo presidente: un impegno da sempre teso a tenere vivo il legame tra patrimonio materiale e immateriale, tra i luoghi e le persone, tra la memoria e il futuro. Un impegno che ha lasciato segni concreti, dall’ingresso di Raggiolo tra i Borghi più belli d’Italia al recupero della Croce del Pratomagno e della stessa Cappella del Sepolcreto.

A chiudere la serata sono state le parole commosse dell’autore, che ha voluto ribadire il suo legame profondo con Raggiolo, scelto da tempo come luogo di elezione.

Tra immagini e parole, dentro il borgo e a fondo valle, il 12 agosto Raggiolo ha vissuto una giornata in cui la cultura si è fatta festa e, insieme, identità. Perché l’anima di un luogo, come hanno ricordato questi tre incontri, non è fatta solo di pietre e paesaggi, ma delle persone che lo vivono e continuano a raccontarlo.


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