Finisce Raggiolo Estate 2026, ma non la voglia di stare insieme: il senso di una stagione e la risposta dal basso allo spopolamento del borgo.

Si chiude un’estate ricca di appuntamenti, incontri, spettacoli, musica, cinema, cultura e momenti di condivisione, che hanno animato Raggiolo e coinvolto tantissime persone, che hanno dimostrato grande apprezzamento per un’offerta così ampia e variegata, aprendo idealmente questo borgo a tutto il Casentino.

Il programma dell’Estate di Raggiolo è stato caratterizzato da una forte connotazione culturale. Una cultura intesa nel suo senso più aperto e inclusivo, capace di avvicinare le persone invece di dividerle, di creare occasioni di incontro prima ancora che di spettacolo. Una cultura che non teme di essere anche popolare e di spaziare tra registri lontani tra loro: dalla raffinatezza di una serata di belcanto alla leggerezza di uno spettacolo di puro intrattenimento. Due modi solo in apparenza distanti, perché nascono dallo stesso desiderio: parlare a tutti, accogliere il pubblico, tenere insieme la comunità. È proprio in questa ampiezza, che sa andare dalla musica colta alla risata condivisa, passando per una discussione di due ore intorno alle sfide etiche poste dall’intelligenza artificiale, la ricchezza più autentica del programma. Perché a Raggiolo cultura e comunità sono la stessa cosa: il modo in cui un borgo sceglie di stare insieme, di riconoscersi e di raccontarsi.

Un’Estate che ha preso la rincorsa già nel mese di luglio, con una tappa di Naturalmente Pianoforte e con due spettacoli teatrali di grande livello, Bruna è la notte e Semplicemente Ornella, il ricordo speciale dedicato a Ornella Vanoni, artista che del connubio tra cultura e intrattenimento ha fatto uno dei tratti più autentici della sua lunga carriera.

Sorprendente è stato anche il modo in cui l’opera è riuscita a ritagliarsi il suo spazio in questo programma. Con Romanze d’Estate. Il Belcanto a Raggiolo, realizzato in sinergia con l’associazione Mettiamoci all’Opera, il grande repertorio operistico è arrivato tra i vicoli del borgo: la voce della soprano Nicoletta Zappa e il pianoforte di Eugenio Milazzo hanno accompagnato il pubblico in un viaggio tra alcune delle pagine più amate del melodramma, regalando suggestioni meravigliose e una serata di intensa emozione.

Poi è arrivato il teatro di comunità, che ha stravolto i ruoli: a salire sul palco, questa volta, è stata la comunità stessa. Con Raggiolando, terza edizione del progetto Homo Faber, le persone del borgo sono diventate attori di uno spettacolo intimo ed esistenziale, nato da un laboratorio in cui memorie condivise e voci di paese si sono intrecciate in un testo originale, capace di raccontare Raggiolo tra passato, presente e futuro. Con la regia di Ilaria Passeri e la pedagogia teatrale di Aldo Milea, il paese ha messo in scena se stesso e il proprio amore per questi luoghi.

Protagonista anche il cinema, con una rassegna di quattro film distanti per tono e ambientazione, eppure legati da un filo comune: le ferite della vita e la forza di ricominciare. C’è il lutto di una coppia che si trasforma in arte in Hamnet, Nel nome del figlio, dove il dolore per la morte del figlio attraversa la storia di Shakespeare e di sua moglie; c’è il senso di colpa di un padre che, dopo la scomparsa della figlia, ritrova lentamente la vita in Cinque secondi; ci sono le solitudini che imparano a farsi famiglia in The Holdovers; e c’è la leggerezza di Romeo è Giulietta, dove una giovane attrice si reinventa nella figura di Romeo pur di inseguire il proprio talento. Quattro storie che, ciascuna a suo modo, raccontano cadute e ripartenze, e che a Raggiolo hanno trovato un pubblico pronto a lasciarsi coinvolgere, riempiendo la piazza ben oltre l’ultima sedia disponibile.

E poi ancora teatro, con una versione molto particolare di Troilo e Cressida e con HoStress, uno spettacolo spumeggiante che ha coinvolto grandi e piccini in una performance dalle mille sorprese.

Sullo sfondo, altri eventi culturali. Le installazioni del maestro Carlo Ciucchi, detto Picchio, che hanno trasformato Raggiolo in un borgo di pace; la mostra di pittura L’Eco dei Maestri di Francesca Gambini; le presentazioni dei libri di due raggiolati doc: Paolo Schiatti, con Raggiolo, elegia della marginalità, in un incontro ricco di suggestioni, e Maurizio Zacchi, che con Il Pattern ha trasformato l’Ecomuseo in un luogo di confronto tra tradizione e innovazione.

Attenzione anche ai bambini, con un programma parallelo pensato apposta per loro: lo spettacolo teatrale I folletti di Raggiolo, nato dai laboratori con i più piccoli del borgo, lo spettacolo circense degli Zuzzurelloni, il teatro del fiume di NATA con Parole Trasparenti lungo il Parco Fluviale, l’iniziazione al tiro con l’arco a cura degli Arcieri del Palagio Fiorentino e molte altre occasioni di gioco e scoperta. Un percorso che ha trovato il suo culmine nella terza edizione di Bimbi in cucina, un laboratorio in cui oltre trenta piccoli chef hanno messo letteralmente le mani in pasta, aggiungendo agli ingredienti base tanta fantasia e il piacere di creare qualcosa.

Un accento particolare meritano poi i momenti conviviali, il cuore più semplice e vero dello stare insieme: la Cena nel Borgo, che ha toccato il record di 170 partecipanti seduti alle tavolate tra i vicoli, e la più raccolta Cenetta nel Borgo, accompagnata dalle note della serata musicale con I Naviganti.

E c’è stato spazio anche per lo sport, con le meravigliose mattine di yoga e risveglio muscolare al Parco Fluviale della Mercatella: i colori del bosco e il rumore del fiume a fare da sfondo, in un movimento lento e disteso che diventa puro benessere.

Un capitolo a sé è stata la serata dedicata a San Francesco, nell’ottavo centenario della sua morte, aperta dalla messa nella pieve e costruita attorno a due appuntamenti di grande valore. Prima un forum di alto profilo, che ha riunito fra Paolo Fantaccini, vicario della comunità francescana della Verna, don Daniele Leoni, parroco di Raggiolo, e Silvia Guidi, giornalista de L’Osservatore Romano. Poi la proiezione del film Francesco di Liliana Cavani, seguita da un pubblico che ha sfidato il freddo di una notte “da Raggiolo”.

E un’estate così non poteva che concludersi con una “pizza” in grande compagnia. Sabato 29 agosto è andata in scena la terza edizione di Pizzando per Raggiolo: da un forno all’altro, tra i vicoli e le piazze del borgo, spostandosi di tappa in tappa per assaggiare le tante interpretazioni della pizza sfornate dai forni storici del paese, con una giuria chiamata a decretare la migliore. A fare da colonna sonora alla serata, la musica e l’intrattenimento di Gianni Lazzerini. Alla fine il podio ha premiato il forno del Circolo ACLI di Raggiolo (forno nero), davanti a La Brigata di Raggiolo (forno blu) e al Circolo ACLI Freggina (forno viola). Un finale nel segno del gusto, della convivialità e del divertimento: il modo più genuino per salutare insieme l’estate del borgo.

È stata un’estate lunga e impegnativa, soprattutto per gli indomiti volontari che hanno dedicato alla comunità una parte consistente del loro tempo libero, con uno sforzo mentale e fisico che non va sottovalutato. Un impegno che nessuno può dare per scontato e che merita di essere riconosciuto da tutti come un vero e proprio atto di generosità.

E lo diciamo, senza alcuna vena polemica ma con immenso amore per questo borgo e per questa comunità, a chi a volte giudica con un po’ di superficialità, forse influenzato dalla nuova cultura dei talent show e delle tante trasmissioni di cucina che affollano il panorama televisivo italiano. Partecipare alle nostre iniziative non vi deve trasformare in clienti, ma rendervi parte di una collettività che cerca nella festa e nel rito quel senso di comunità necessario per reagire al fenomeno dello spopolamento di queste valli, costruendo una risposta dal basso all’indifferenza di un mondo che concentra tutte le sue risorse e le sue attenzioni nelle città sovraffollate, dove anche il turismo e gli eventi diventano una forma di massificazione.

Ogni volta che ci ritroviamo nella piazza di Raggiolo, che ci guardiamo in faccia, che ci salutiamo, che incontriamo il turista interessato alle nostre tradizioni e lo accompagniamo all’Ecomuseo, che sorridiamo al casentinese che scopre forse per la prima volta Raggiolo per quello che è davvero, stiamo dando una nuova possibilità a questa società ormai chiusa in se stessa. È questo, nel loro piccolo (che poi è immensamente grande), che fanno i volontari della nostra associazione, senza pretendere niente da nessuno. Offrono il loro servizio non perché abbiano una vocazione alla sofferenza, ma perché credono che stare insieme sia l’unica strada praticabile verso il futuro di questo paese.

Ed è anche il motivo per cui è importante che questa associazione viva e vada avanti. Per farlo ha bisogno del sostegno convinto di tutti i suoi soci, che ringraziamo ancora una volta: la loro adesione è un gesto prezioso, un vero e proprio investimento per coltivare una speranza.

Grazie a questa dedizione, La Brigata di Raggiolo, guidata dal presidente Franco Franceschini e dalla vicepresidente Lucia Brocchi, ha centrato ancora una volta il suo obiettivo: tenere unita la comunità e, insieme, aprirla verso l’esterno.

Un risultato reso possibile anche dalla collaborazione delle istituzioni, a cominciare dal Comune di Ortignano Raggiolo, e dal sostegno delle tante realtà del territorio che hanno creduto in questo progetto. Una collaborazione che ha lasciato al borgo anche un segno tangibile e duraturo: tra un evento e l’altro c’è stato infatti il tempo di installare e inaugurare il Defibrillatore Automatico Esterno, un vero regalo alla comunità e un impegno onorato, nato dall’intesa tra la Brigata, il Comune e il Circolo ACLI.

Adesso resta un appuntamento importante. All’orizzonte ci sono già i Colloqui di Raggiolo, che quest’anno, sabato 26 settembre all’Ecomuseo, sceglieranno di raccontare l’emigrazione per capire il presente, con la guida del professor Emanuele Ertola. E più avanti tornerà la Festa della Castagnatura, uno dei momenti più attesi dell’anno, in cui Raggiolo celebra la sua storia, le sue tradizioni e il suo legame più profondo con la cultura della castagna. Perché Raggiolo Estate 2026 finisce qui, ma non finisce la voglia di stare insieme e di vivere il nostro borgo. Grazie a tutti e ci vediamo presto a Raggiolo.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *