Tra copie d’autore di varie epoche e opere originali, un percorso tra studio e creatività
C’è un modo particolare in cui l’arte può tornare ad abitare un luogo antico. Dal 12 al 19 agosto la Cappella del Sepolcreto accoglie L’Eco dei Maestri, la mostra personale di Francesca Gambini: un titolo che è già una dichiarazione di poetica, perché parla di voci che risuonano nel tempo e di una mano che le raccoglie, le studia e prova a farle proprie.
Il percorso si muove su due binari che si intrecciano. Da una parte le copie d’autore, riproduzioni fedeli che attraversano secoli e stili, dal tardo Medioevo al Novecento; dall’altra le opere originali, nate da un dialogo personale con alcuni di quei maestri. È il senso del sottotitolo: un percorso tra studio e creatività, dove copiare non è imitare ma imparare, e dove imparare diventa, a un certo punto, creare.
Ad aprire la carrellata novecentesca sono le riproduzioni di Henri Rousseau, presenti sia a tempera su carta sia in una grande tela a olio: un pittore che la storia colloca alle radici del Surrealismo, ma che il pubblico ama soprattutto per il suo sguardo Naïf, libero da regole accademiche, e per quelle ambientazioni che sembrano accoglierci. Sul versante opposto, quasi un controcanto, tre copie da Edward Hopper, tra i grandi del realismo americano: atmosfere sospese, luce usata come in un film, inquadrature geometriche che tengono l’osservatore appena fuori dalla scena.
Non mancano i nomi che tutti riconoscono: un piccolo Picasso a tempera su carta, il ritratto della modella Marie-Thérèse Walter; una riproduzione dei celeberrimi Mangiatori di patate di Van Gogh; e una copia da Gauguin, post impressionista e maestro del Sintetismo, con le sue ampie campiture piatte, prive di profondità e piene di colore.






















Poi il tempo si riavvolge. Compare una miniatura a olio su tavola che riproduce il Guidoriccio da Fogliano di Simone Martini, tra i massimi interpreti del Gotico Internazionale; e, di poco successiva, una delle tre versioni del San Giorgio e il drago di Paolo Uccello, realizzata secondo l’antico metodo fiorentino, nelle dimensioni e con la tecnica originali, olio su tavola. Accostati, i due dipinti raccontano un salto: dalla dolcezza senese di Martini alla prospettiva netta e ai colori vividi di Uccello. A fare da ponte tra antico e moderno, La morte di Chatterton di Henry Wallis, opera preraffaellita del 1856, anch’essa a olio su tavola.
L’ultima soglia è quella dell’astrazione. Una grande tela riprende Impressione III di Kandinsky, tra le opere in cui il pittore inseguiva il legame profondo tra musica e pittura, al punto da codificare, in un lungo trattato, un sistema di corrispondenze tra colori e timbri degli strumenti. Attorno, piccoli lavori a tempera ispirati al Cubismo Orfico di Sonia Delaunay, con la loro geometria ritmica di cerchi concentrici e colori complementari. Ed è proprio qui che lo studio sfuma nella creazione: sono questi i soggetti che negli ultimi tempi hanno acceso la produzione personale di Francesca, su carta e su tela, accanto a rielaborazioni che guardano a Rousseau senza mai limitarsi a copiarlo.
Dietro la mostra c’è una storia di lunga fedeltà alla pittura. Francesca Gambini disegna e dipinge da sempre; si è formata all’Istituto Statale d’Arte di Porta Romana a Firenze, nella sezione dedicata alla decorazione pittorica e all’arte delle lacche e della doratura, dove alla pratica manuale si affiancava lo studio dei materiali, dei pigmenti, delle antiche ricette per malte, stucchi e vernici. Da lì la strada l’ha portata al restauro dei dipinti antichi su tela e tavola, fino al Diploma di Restauratore Esperto e a un successivo perfezionamento sulle grandi opere lignee policrome. È un mestiere che va ben oltre il ritocco della superficie dipinta: significa ricostruire la trama di una tela, ridare sostegno a una tavola, fermare le cadute di colore, rimuovere vernici ossidate e vecchie integrazioni. Soprattutto, come tiene a precisare, significa cura e rispetto verso oggetti che sono la nostra storia.
Le difficoltà del settore l’hanno poi allontanata, per anni, dal lavoro sull’arte. L’Eco dei Maestri racconta anche questo: un ritorno. La scelta di riaprire quella porta, dedicandosi alla copia d’autore e a dipinti originali che guardano all’Astrattismo Geometrico e all’Orfismo, con la speranza di farne di nuovo un mestiere.
A Raggiolo, in una cappella che custodisce già il proprio silenzio, sarà bello lasciare che questi maestri tornino a farsi sentire.
In breve
L’Eco dei Maestri, mostra di Francesca Gambini
Cappella del Sepolcreto, Raggiolo
Inaugurazione: mercoledì 12 agosto, ore 17.30
Aperta dal 12 al 19 agosto
Ingresso libero
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