INTERVISTA A RAGGIOLO

INTERVISTA A RAGGIOLO

RACCONTI

L’anima profonda che lega luogo, natura e comunità.

Raggiolo si racconta in prima persona: mille anni di storia, cura e umanità che insegnano a ritrovare sé stessi e a imparare ad amare.

di Vincenzo Giarritiello

Vincenzo Giarritiello è uno scrittore italiano attento ai temi della memoria, dell’identità e delle relazioni umane, che nelle sue storie trovano spesso radici profonde nei luoghi e nelle comunità. Il suo legame con Raggiolo nasce da una frequentazione autentica e da una sensibilità condivisa verso i valori del borgo: la cura della parola, il tempo lento, il senso di appartenenza. Un rapporto discreto ma vivo, che rende naturale la presenza dei suoi scritti all’interno di TuttoRaggiolo.

[Numero 76 – Anno 2025 – Dicembre 2025 – pag. 15]

Domanda: Raggiolo, lei ha oltre mille anni, le pesano?

Risposta: Cosa vuole che siano mille anni per chi esiste da sempre.

D: Raggiolo non fu fondato nel VII secolo dai Longobardi?

R: Ufficialmente sì. Ma in realtà esisto da che sorsero la vallata in cui sono immerso come se fossi disteso su un tappeto persiano, i boschi che mi cingono le spalle come un mantello regale, i monti che mi sovrastano come un diadema rifulge sulla testa di un re, i fiumi che, simili a un coro di araldi, cantano le mie lodi mentre scorrono a valle accarezzandomi i fianchi come un amante accarezza quelli del proprio amore. I Longobardi non fecero altro che darmi forma così come uno scultore dà forma alla pietra grezza. Qualcuno potrà distruggere l’opera ma la pietra su cui fu scolpita rimarrà sempre e un giorno potrà essere riutilizzata per una nuova opera. È il destino di tutto ciò che esiste trasformarsi in altro senza mai perdere la propria identità.

D: Perché chiunque la conosca resta incantato e acquista casa per abitarvi?

R: Probabilmente perché da me si effonde una dimensione di sincera umanità, cosa che si è del tutto persa in città.

D: In che senso?

R: Contrariamente a quanto la scienza ritiene, l’uomo non è il padrone della natura ma ne è parte integrante se non addirittura servo. Quindi deve adoperarsi per preservarla, anziché distruggerla o modificarla, perché solo salvandola salverà se stesso.

D: E allora? 

R: L’uomo è un animale e come tale è dotato di istinto. A causa dei ritmi frenetici della quotidianità, la maggior parte delle persone ha perso il contatto con la propria anima. Ma ciò non significa che l’anima non esista. È che non siamo più in grado di percepirne la voce dentro di noi. Quando l’uomo si trova immerso in un luogo come me, dove si effonde un’atmosfera di pace e serenità, l’anima si rianima, scusi il gioco di parole, alimentando una catena di intense emozioni cui è difficile resistere. Ecco perché chi mi conosce, prima o poi, metterà radici su di me.

D: Perché?

R: Ha la percezione di aver finalmente trovato se stesso! 

D: Com’è possibile che da Raggiolo si effonda un’atmosfera di pace e serenità, quando in passato vi si insediò una comunità corsa, gente ostica per natura?

R: Essere ostici non significa essere cattivi. Le persone ostiche hanno un pessimo carattere, sono di scorza dura, malfidate e fumantine come diciamo noi toscani; ciò non impedisce loro di percepire lo spirito del luogo e, preso atto che tale spirito è benefico, se ne prendono cura lasciandosi plasmare da esso per il bene di se stesse e dell’intera comunità. Se a distanza di mille anni brillo come un gioiello appena creato dalle mani di un orafo non lo devo soltanto alla mia bellezza naturale ma soprattutto all’amore che gli abitanti nutrono verso di me. Per durare nel tempo tutte le cose hanno bisogno di cura e attenzione. I raggiolatti non si sono mai sentiti miei proprietari bensì miei servi; hanno ben compreso che, prendendosi cura di me, si prendono cura di se stessi. Poiché chi impara ad amare se stesso impara ad amare anche gli altri, possiamo trarre quella che io definisco la morale raggiolatta.

D: Qual è?

R: Chi vive a Raggiolo impara ad amare! 

L’ombra del silenzio, di Vincenzo Giarritiello è un romanzo familiare ambientato a Raggiolo, luogo amatissimo dall’autore e fonte della sua ispirazione. Qui un anziano imprenditore riunisce la famiglia per rivelare un segreto, culminando nell’ascesa alla Croce del Pratomagno, simbolo di verità e rinascita. Tra paesaggi del Casentino, legami e confessioni, il libro celebra la comunità e il valore profondo di questo borgo dell’anima. [APPROFONDISCI]


2 risposte a “INTERVISTA A RAGGIOLO”

  1. Avatar Rosario
    Rosario

    Per noi che ci siamo stati , Raggiolo ha rappresentato un momento di fuga, un ritaglio di tempo che ci ha permesso di ricaricarci e di pensare a quanto ci si perde per correre dietro alla routine quotidians. Li si apprezzano i silenzi, gli odori, le luci. Li senti il pulsare vivo della quiete e del vivere quotidiano di gente che ha scelto la natura per continuare ad esistere

    1. Avatar Redazione TuttoRaggiolo
      Redazione TuttoRaggiolo

      Che bello questo commento. Grazie

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