UN’ESTATE CORAGGIOSA

UN’ESTATE CORAGGIOSA

EVENTI | ESTATE DI RAGGIOLO 2025

di Maurizio Zacchi

[Numero 76 – Anno 2025 – Dicembre 2025 – pag. 10]

A Raggiolo l’estate 2025 non è stata soltanto un cartellone di eventi: è stata un atto di coraggio collettivo. Il coraggio di scegliere contenuti profondi, di rischiare, di non accontentarsi dell’intrattenimento facile. 

Il coraggio di resistere, insieme, come una comunità che non vuole smettere di essere viva.

Se c’è una parola che riassume questi mesi è proprio questa: coraggio. Il coraggio ad esempio di proporre una rassegna come Cinema al chiaro di luna, che ha riempito piazza San Michele con film capaci di scuotere e far riflettere: il sorriso che invita a restare di Un mondo a parte, dove una scuola diventa il cuore pulsante di una comunità; la leggerezza pedagogica de Il maestro che promise il mare; la battaglia senza compromessi di Anna; fino alla resistenza silenziosa e potente di Leggere Lolita a Teheran. Quattro storie diversissime, unite dallo stesso filo: la cultura come presidio, il coraggio come forma di vita

E quando la pioggia ha provato a spegnere quella magia, la comunità ha risposto all’unisono: un intero paese in movimento, sedie sollevate, teli raccolti, qualcuno che ride mentre corre verso l’Ecomuseo. Smontare, rimontare, ricominciare. In un commento apparso sulla pagina Facebook, Marzia ha scritto: “Complimenti per la scelta dei film, molto accurata e mai scontata.” Quel “mai scontata” è una chiave di lettura. Raggiolo ha scelto di essere così: profondo, luminoso, autentico.

Non dimentichiamo certo il teatro, con spettacoli veramente importanti: Opera Buffa, spettacolo teatrale della Compagnia Maria Cassi; Poeting, spettacolo di teatro sotto al campanile di Eleonora Zacchi e Riccardo De Francesca; Gramscic, di Paolo Cioni e con Daniele Marmi e Guglielmo Favilla. Infine anche una delle sue espressioni più alte e comunitarie. “La singolar tenzone tra il filo d’erba e il bastone”, con i suoi 24 interpreti “locali”, ha trasformato il borgo in un racconto vivente dove la storia antica di fabbri e pastori prendeva forma tra satira, ironia e memoria. 

Una sorta di rito collettivo con un intero paese unito nel dare voce a un passato che ancora parla, a un presente che chiede partecipazione. 

Grazie a questi programmi così “coraggiosi”, la partecipazione si è estesa a tutta la comunità Casentinese, che ha dimostrato grande apprezzamento per il programma proposto. 

Abbiamo vissuto lo stesso spirito di partecipazione e comunità anche negli altri appuntamenti dell’estate: la Cena del Borgo, diventata un vero inno alla convivialità; la Cenetta, quando otto ragazzi hanno trasformato un servizio in un messaggio luminoso sul futuro; la mostra poetica di Paolo Rossi, capace di trasformare la fragilità in arte. E poi il Parco della Mercatella, con le mattine di yoga, ginnastica dolce e Qi Gong: momenti lenti e condivisi, in cui il respiro delle persone si è mescolato al fruscio del bosco.

Tutto questo, però, esiste grazie a un elemento che non appare mai abbastanza: i volontari. Donne e uomini, ragazze e ragazzi che sacrificano serate d’estate, che montano palchi, preparano cene, spostano attrezzature, accendono luci, raccolgono sorrisi. Una forza silenziosa che tiene in piedi ogni evento, ogni idea, ogni speranza.  

In un piccolo borgo che, attraverso la cultura e lo spirito di comunità, continua a parlare al mondo. E a ricordare che la comunità non è un concetto astratto, ma un gesto quotidiano di presenza, cura e coraggio.


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