LE FESTE DEL GRANO

LE FESTE DEL GRANO

BORGHI CHE RESISTONO

Un tesoro delle comunità dell’Appennino Meridionale da riscoprire

Le feste del grano dell’Appennino meridionale, tra Campania e Molise, custodiscono un antico legame tra fede, natura e comunità. Tra covoni intrecciati e carri processionali, questi riti raccontano un’economia del dono e della condivisione, dove il frumento, più che ricchezza materiale, era la misura della fiducia reciproca.

di Silvia Guidi

Silvia Guidi è una giornalista e scrittrice italiana, nota per essere stata la prima donna assunta nella redazione de L’Osservatore Romano. Attualmente è animatrice del settore culturale dello stesso giornale, dove si occupa di temi legati alla letteratura, alla spiritualità e alla cultura contemporanea. Silvia ha mantenuto un legame profondo con Raggiolo, suo paese d’origine, al quale è tuttora legata in modo affettuoso.

[Numero 76 – Anno 2025 – Dicembre 2025 – pag. 12]

Una comunità ha bisogno di riti condivisi e i simboli della religiosità popolare hanno ancora molto da dirci sul rapporto tra l’uomo e la natura, tra l’uomo e Dio, tra l’uomo e i suoi simili.
Ma anche tra l’uomo e il denaro, tra l’identità del singolo e la ricchezza, reale o percepita, tra il mondo simbolico e affettivo del singolo “io” e l’idolo di una ricchezza diventata sempre più immateriale, sempre più slegata da una trama di rapporti comunitari.

Uno fra i tesori meno conosciuti ma più preziosi della religiosità popolare del Centro Italia sono le feste del grano allestite ogni anno in paesi posti lungo l’Appennino meridionale, fra Campania e Molise, nelle province di Avellino, Benevento e Campobasso.

Consapevoli di custodire un patrimonio prezioso e fragile di gesti condivisi, i comuni di Flumeri, Fontanarosa, Foglianise, Jelsi, Mirabella Eclano, San Marco dei Cavoti e Villanova del Battista hanno costituito una comunità patrimoniale con lo scopo di far conoscere le comuni tradizioni rituali legate al frumento e riscoprirne il valore nel presente.
In ciascuno di questi paesi il ciclo del grano viene celebrato attraverso spettacolari macchine, carri, traglie, obelischi alti fino a trenta metri, realizzati da sapienti artigiani locali con chicchi, covoni e spighe intrecciate a mano.

Nei mesi di luglio, agosto e settembre, le macchine artistiche vengono portate in processione dall’intera comunità, trainate da trattori o buoi; all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli è stato commissionato uno studio per candidare le feste nella lista dei patrimoni immateriali dell’umanità Unesco.
Nelle processioni che si ripetono ogni anno a San Marco dei Cavoti, la seconda domenica di agosto, i carri sono realizzati dalle diverse contrade con funzione di ex voto in onore della Madonna del Carmine. Il “cavoti” del toponimo è la traccia di un’antica immigrazione francese (i gavots, gli abitanti di Gap giunti in Italia meridionale al seguito di Carlo I d’Angiò); a ricordo dell’arrivo e della presenza in loco dei provenzali rimangono anche i nomi delle contrade Francisi, Franzese e Borgognona.

Approfondire la storia di questi riti ci fa capire che non si tratta solo di folclore fotogenico su Instagram, ma di esempi di micro-economia e microcredito ante litteram. Nelle campagne e nel Sud, infatti, dove la moneta era scarsa, per secoli sono stati presenti i monti del grano, piccole banche dove si prestavano le sementi; dove la moneta non c’era, il frumento diventava moneta


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