TRA STORIA E LEGGENDA
Cosa c’entra Raggiolo con la contessa Matelda di Poppi?
Tra mito e genealogia, la leggenda di Telda, la contessa della Torre dei Diavoli, trova un legame sorprendente con Raggiolo: dietro il fantasma di Poppi si nasconde una figura reale dei Guidi, simbolo dell’unione tra due rami della storica casata casentinese.
di Riccardo Bargiacchi
Riccardo Bargiacchi (Casentino, 1978) vive a Poppi con la sua famiglia. Laureato con lode in Archeologia Medievale all’Università di Firenze, ha partecipato a numerosi progetti di ricerca e scavi, tra cui le indagini al Lago degli Idoli. Collabora con il Museo Archeologico del Casentino, l’Ecomuseo e varie istituzioni culturali. Autore di saggi e monografie sui castelli e le chiese del Casentino, ha pubblicato anche opere letterarie, tra cui la raccolta Tanatofilia e il romanzo Falterona.
[Numero 76 – Anno 2025 – Dicembre 2025 – pag. 13]
Perché della più famosa leggenda casentinese, quella della Torre dei Diavoli di cui Telda è la protagonista, se ne può parlare anche nelle nostre visite nel borgo di Raggiolo? Perché storia e leggenda si fondono in questa vicenda; potrebbe essere questa la prima risposta.
La leggenda è nota: una giovane ed avvenente contessa della famiglia dei Guidi, rimasta vedova poco dopo le nozze, decise di combattere la solitudine attirando nella sua torre di Poppi i più bei giovani che si trovavano a passare nelle strade sottostanti, ma, per non infangare il proprio nome e non compromettere la sua reputazione, per dirla col Beni, «dopoché avevano servito a sfogare le sue voglie e libidini, faceali cadere per mezzo di un trabocchetto nel sotterraneo annesso alla cisterna».

E così prosegue: «ma sollevata la gente di Poppi dai parenti di una delle vittime di cui poté scoprirsi la tragica fine, l’assediò nel suo palazzo, la vinse, e lei prigioniera fece morire di fame in una stanza della stessa torre nella quale si era difesa». Come spesso accade in questi casi, la sventurata colpevole decise di vendicarsi della crudele morte inflittale, rimanendo come fantasma nei secoli a venire nella sua dimora, nota per questo ai poppesi e ai casentinesi come “Torre de’ Diavoli”.
Fin qui la leggenda, ma è il fondo di verità che al solito si cela dietro le leggende ad avere a che fare con Raggiolo. Infatti una Matelda detta Telda esiste davvero nell’albero genealogico dei conti Guidi, ed è anche una figura importante, non perché abbia compiuto gesta di cui si conserva memoria, ma perché rappresentò la riunificazione trecentesca dei due rami della famiglia dei Guidi che avevano signoria in Poppi, quello dei Guidi di Bagno e quello dei Guidi di Battifolle, originatisi rispettivamente dai due figli dei Guido il Vecchio: Guido Novello e Simone.
Ed è qui che entra in gioco Raggiolo: il nonno paterno di Matelda era Guido Novello II, conte di Raggiolo e fondatore del ramo omonimo all’interno di quello di Bagno cui apparteneva. Guido Novello II era padre di Agnolo, suo figlio naturale, che aveva sposato Bice, figlia di Simone II di Battifolle; dalla loro unione nacque Telda.
Ed ecco riuniti in lei i due rami, ed ecco l’importanza di una figura che la storia aveva quasi dimenticato, ma che la leggenda ha reso immortale: le leggende nascono sempre legandosi a qualcosa che ha avuto un’importanza in passato e poi l’ha perduta, conservandone solo un’eco leggendaria. Questo vale per Matelda ma anche per la sua stessa torre: era stata il mastio del primo castello di Poppi, prima della costruzione del palazzo turrito ancora esistente, ma, persa questa funzione, la storia l’ha risarcita di leggenda e, se quasi nessuno più la ricorda come torre principale di Poppi, tutti ancora la conoscono come Torre dei Diavoli.


Lascia un commento