La Croce del Pratomagno

La Croce del Pratomagno

Un ponte tra San Francesco e la comunità di Raggiolo

Nel 2026, nell’ottavo centenario della morte di San Francesco, la grande Croce torna a raccontare il proprio legame con la spiritualità francescana. Una storia nata nel 1926 e intrecciata con la comunità di Raggiolo.

[Numero 77 – Anno 32 – Giugno 2026 – pag. 2 e 3 – articolo redazionale]

Sul crinale che divide il Casentino dal Valdarno, la Croce del Pratomagno è molto più di un segno nel paesaggio. È un riferimento visibile da lontano, una presenza familiare per chi vive ai piedi della montagna e un simbolo capace di tenere insieme fede, memoria e appartenenza. Nell’anno dell’ottavo centenario della morte di San Francesco, la sua storia assume un significato particolare, perché proprio da una precedente ricorrenza francescana prese avvio il progetto della grande Croce.

L’idea nacque nel 1926, durante le celebrazioni per il settimo centenario della morte del santo di Assisi. Non fu quindi un’opera pensata soltanto per segnare una vetta, ma un gesto di devozione e di ricordo, maturato in un clima profondamente legato alla spiritualità francescana. A promuoverla fu padre Luigi da Pietrasanta, capace di trasformare un’intuizione religiosa in un’impresa collettiva. 

Secondo le ricostruzioni locali, fu proprio durante una sua predicazione a Raggiolo, insieme a don Francesco Bordoni, che maturò l’idea di innalzare una croce monumentale sulla sommità del Pratomagno.

Questo dettaglio rende il legame con Raggiolo particolarmente significativo. Il paese, posto sul versante casentinese e da sempre rivolto verso il crinale, entrò nella storia della Croce fin dall’origine, come luogo in cui quell’ispirazione cominciò a prendere forma. Il Pratomagno, per la comunità raggiolatta, non è mai stato un semplice sfondo: è montagna vissuta, attraversata, lavorata; è sentieri, pascoli, boschi, castagneti e transumanza.

Il progetto tecnico fu affidato al professor Tito Cini, mentre Galileo Chini realizzò la terracotta di San Francesco collocata nella cappella del basamento. 

A partire dal 1927, la sua costruzione mobilitò centinaia di volontari. I materiali dovevano essere trasportati in quota con i mezzi dell’epoca, lungo strade difficili e tratti di sentiero. Per farlo, ci si affidava agli animali da soma e alla forza delle braccia. Fu un’opera corale, sostenuta dalle popolazioni del Casentino e del Valdarno.

Anche Raggiolo fece la propria parte. Gli abitanti contribuirono al trasporto dei materiali verso il crinale, partecipando concretamente alla costruzione della Croce. 

Fu una fatica reale, fatta di passi, pesi, salite e collaborazione. Ma fu anche un gesto identitario: portare in alto quei materiali significò contribuire a un’opera destinata a restare nel profilo della montagna e nella memoria delle vallate.

La Croce venne inaugurata il 2 settembre 1928. Dopo il crollo del 1966, fu ricostruita e nuovamente inaugurata il 3 agosto 1969, continuando a rappresentare un importante riferimento francescano e uno dei simboli più significativi del Pratomagno.

La posizione della Croce rafforza il richiamo francescano. Dalla vetta del Pratomagno lo sguardo dialoga idealmente con La Verna, il monte delle stimmate, uno dei luoghi più legati alla vita di San Francesco. Tra La Verna e il Pratomagno si crea così un ponte spirituale tra montagne, comunità e paesaggi: da una parte il luogo dell’esperienza mistica del santo, dall’altra il segno innalzato da un popolo per custodirne la memoria.

Oggi, nel 2026, quel filo torna ad annodarsi. A cento anni dal progetto nato nel settimo centenario francescano, l’ottavo centenario invita a rileggere la Croce del Pratomagno non solo come monumento, ma come eredità viva.

Per Raggiolo, ricordare la Croce significa riconoscere una pagina della propria storia. Lassù non c’è soltanto una struttura di ferro: c’è il ricordo di un’idea nata nel segno di San Francesco, di una comunità che contribuì alla sua realizzazione e di una montagna che continua a unire. A distanza di un secolo, quel simbolo resta capace di parlare al presente: perché nasce dalla fede, ma anche dalla fatica e dalla partecipazione di un popolo.

Il 4 novembre 1966, la Croce del Pratomagno cadde sotto il peso della neve e della tempesta sulla vetta. Dopo il crollo, fu l’avvocato Alfredo Merlini, allora presidente nazionale delle Misericordie d’Italia, a coordinare il nuovo comitato, con il contributo dell’Ente Provinciale del Turismo di Arezzo, di autorità e parroci dei due versanti. I lavori, affidati a una ditta di Soci, furono rallentati dal maltempo, ma si conclusero il 3 agosto del 1969. A Ferragosto, le comunità delle due vallate salirono in vetta per celebrare una ricostruzione sentita come un dovere compiuto. Anche in questo caso, la comunità di Raggiolo fece la sua parte, con il coinvolgimento attivo del pievano Don Orlando Braccini. 


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